Il centro di Genova è stato attraversato da un lungo corteo transfemminista promosso da Non Una di Meno in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna. Almeno duemila persone hanno partecipato alla manifestazione. La mobilitazione è partita da piazza Principe, per poi snodarsi lungo alcune delle principali vie del centro: piazza della Nunziata, il passaggio attraverso le gallerie verso piazza Corvetto, fino a proseguire verso largo XII Ottobre, con arrivo previsto in piazza De Ferrari. Il corteo ha attraversato la città con striscioni, cori e interventi delle diverse realtà presenti.
In piazza si sono ritrovati centri antiviolenza, comitati per la sanità pubblica, studenti e insegnanti, lavoratrici dei servizi comunali per nidi e infanzia 0-6, impegnate nella protesta contro privatizzazione e separazione dei contratti, insieme a movimenti ecologisti, spazi sociali, sindacati di base e associazioni LGBTQA+.
Durante la manifestazione si sono alzati slogan come “Siamo tutte parte lesa”, “Il silenzio non è consenso” e “Siamo il grido altissimo e feroce”. Al centro della protesta i temi della violenza di genere, della cultura patriarcale e la richiesta di bloccare il ddl Bongiorno.
Le operatrici dei centri antiviolenza hanno ricordato l’importanza delle strutture di supporto per chi subisce abusi. “La violenza contro le donne non si è fermata – spiegano – e ogni giorno incontriamo persone che cercano protezione e giustizia. Le leggi su questo tema devono nascere dall’ascolto delle donne. Chi denuncia non deve essere messa in dubbio, ma sostenuta”.
Un messaggio che richiama il ruolo fondamentale delle reti di sostegno. “Quando una donna trova il coraggio di parlare, lo Stato deve schierarsi dalla sua parte. Senza i centri antiviolenza e senza le donne che li animano, le politiche contro la violenza non esisterebbero. Sulle nostre vite decidiamo noi”.
Le attiviste hanno inoltre raccontato le difficoltà che spesso accompagnano il percorso di denuncia. “Molte donne temono di non essere credute o di essere giudicate. Spesso viene chiesto loro perché non abbiano reagito, gridato o denunciato prima. Domande che finiscono per mettere in discussione chi ha subito violenza”.
La giornata di mobilitazione era iniziata già in mattinata con un presidio e un flash mob davanti alla Prefettura di Genova, sempre contro il ddl Bongiorno. Il corteo serale ha rappresentato il momento conclusivo dello sciopero transfemminista nazionale.

