"La picchiava quotidianamente", "una madre violenta" "gran parte degli ematomi sul viso e sul corpo della bambina potevano essere riconducibili a percosse inferte dalla madre". Queste parole, riportate nell'ordinanza che dispone l'arresto di Manuela A, 43 anni, per l'omicidio preterintenzionale della figlia più piccola di due anni, sono pesanti come macigni. E oggi, a otto giorni dal rinvenimento del cadavere della piccola "coperto di ecchimosi" alcune delle quali "inferte con un corpo contundente" come scriveva il medico legale che ha visto per primo il corpo, pesano ancora di più.
Ma quella teste non si è fermata lì: al carabiniere sotto la casa di Manuela la donna ha detto anche altro. "Ho sentito distintamente il padre di Manuela dire alle sorelline che "la mamma ha ammazzato tua sorella"". La donna, assistente sanitaria del suocero di Manuela, è stata smentita dal padre dell'indagata che ha negato di aver detto quella frase, precisando di aver sostenuto davanti alle nipotine che "la sorellina era in cielo". In più ha aggiunto di aver visto Beatrice il giorno prima della morte con "due lividi sulla fronte" che la figlia ha detto esser stati causati da "una caduta dalla culla" senza specificare quando fosse successo. E ha negato che la nipotina fosse raffreddata.
Ma anche la madre dell'indagata ha visto, il venerdì precedente la morte, i lividi sul volto della nipotina e anche a lei Manuela ha risposto che "era caduta dalla culla". Ma il lunedì, giorno in cui è stato scoperto il corpo, le ha riferito che "era caduta dalle scale". Parole che si sovrappongono e si elidono a vicenda, discordanze e contraddizioni. Ma in tanti parlano di lividi sul volto della bambina come la figlia di un uomo, accudito da Manuela, che le avrebbe riferito della bimba con "ematomi sul volto" già a partire dal 30 gennaio 2026. In quell'occasione la donna telefonò a Manuela per sapere come stesse la figlia e lei le riferì che la bambina era caduta su una scala di cemento, che l'aveva portata in ospedale senza specificare quale e che i medici le avevano detto che non c'erano "problematiche di salute". Ma, a quanto pare, le indagini hanno portato a scoprire che quella bambina in ospedale non c'è mai andata.
Nel pomeriggio è terminato il sopralluogo dei carabinieri del Ris nella casa del compagno di Manuela (anche lui indagato per omicidio preterintenzionale), a Perinaldo, sulle colline dietro Bordighera. Sono state repertate alcune macchie, sequestrati degli abiti e delle lenzuola, poi sono stati rimessi i sigilli. Ed è iniziato il sopralluogo a casa della donna. Un lavoro senza soluzione di continuità quello dei carabinieri che cercano tracce ovunque per capire chi dice il vero e chi mente e in buona sostanza cosa è successo a quella bimba di due anni. E, soprattutto, perché.

