Addio a Gianni Berengo Gardin, il fotografo che ha raccontato il Novecento

Scritto il 07/08/2025
da Stefano Rissetto

Nato a Santa Margherita nel 1930, si è spento a Genova. Vincitore dei più prestigiosi premi internazionali e ospitato nei musei più importanti

Si è spento a Genova all’età di 94 anni Gianni Berengo Gardin, tra i più grandi maestri della fotografia italiana e internazionale. Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, Berengo Gardin (nella foto, con una delle sue immagini più famose) ha attraversato il Novecento raccontando con il suo obiettivo l’Italia, la sua società, la sua architettura e i suoi cambiamenti. Perché fosse nato a Santa Margherita lo aveva raccontato recentemente al "Corriere della Sera" in un'intervista: "Mio padre era andato a lavorare a Santa Margherita Ligure e un giorno trovò sulla spiaggia un sacchetto con gioielli. Andò nell'albergo vicino per restituirli e chiese della direttrice. Mia madre, un colpo di fulmine",

Dopo aver vissuto a Roma, Venezia, Lugano e Parigi, si era stabilito a Milano nel 1965, dando avvio alla sua carriera da professionista. Il suo sguardo ha contribuito a costruire un archivio visivo del Paese, grazie anche a una lunga attività di reportage, fotografia sociale e documentazione ambientale.

Le sue prime fotografie apparvero nel 1954 su Il Mondo, diretto da Mario Pannunzio, collaborazione che durò fino al 1965. In seguito, tra il 1966 e il 1983, lavorò per il Touring Club Italiano e l’Istituto Geografico De Agostini, firmando volumi fotografici sull’Italia e sull’Europa. Collaborò anche con grandi aziende italiane come Olivetti, Alfa Romeo, Fiat, IBM e Italsider, producendo reportage e monografie aziendali.

Per oltre trent’anni ha seguito e documentato i progetti architettonici di Renzo Piano, portando la fotografia d’architettura a livelli di rara intensità. Berengo Gardin è stato protagonista in mostre di rilievo internazionale, tra cui Photokina di Colonia, Expo Montreal 1967, Biennale di Venezia, Expo Milano 2015, fino alla celebre mostra The Italian Metamorphosis al Guggenheim Museum di New York nel 1994.

Nel 2014 e 2015, con il supporto del FAI, ha esposto a Milano e Venezia un potente reportage di denuncia sul passaggio delle Grandi Navi nella Laguna. Negli ultimi anni, numerose retrospettive hanno celebrato la sua opera: Vera fotografia (PalaExpo, Roma, 2016), L’occhio come mestiere (MAXXI, Roma, 2022) e Cose mai viste (2023), dedicata alle sue fotografie inedite.

Tra i numerosi riconoscimenti, Berengo Gardin ha ricevuto il Prix Brassaï (1990), il Leica Oskar Barnack Award (1995), il Lucie Award alla carriera (2008), il Premio Kapuscinski (2014) e il prestigioso Leica Hall of Fame Award (2017).

Le sue opere fanno parte delle collezioni permanenti di istituzioni come il MoMA di New York, la Bibliothèque Nationale di Parigi, il Museo Reina Sofía di Madrid e il MAXXI di Roma.

Attualmente, fino al 28 settembre, la Galleria Nazionale dell’Umbria ospita una mostra curata da Alessandra Mauro: Gianni Berengo Gardin fotografa lo studio di Giorgio Morandi, con 21 scatti realizzati nel 1993 in occasione dell’apertura del Museo Morandi a Bologna.

Messaggi di cordoglio sono stati trasmessi alla famiglia dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, dal presidente della Regione Liguria Marco Bucci, dalla sindaca di Genova Silvia Salis e dal Pd Liguria.