La Svizzera ha deciso di rinunciare alla richiesta di rimborso delle spese mediche sostenute per curare negli ospedali elvetici i giovani coinvolti nella tragedia
Una decisione che porta sollievo alle famiglie dei ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana e che apre nuove prospettive anche sul fronte dei risarcimenti. La Svizzera ha deciso di rinunciare alla richiesta di rimborso delle spese mediche sostenute per curare negli ospedali elvetici i giovani coinvolti nella tragedia. I costi delle cure saranno quindi a carico della Confederazione e non verranno addebitati né alle famiglie né allo Stato italiano.
La notizia è stata comunicata al presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin. «Accolgo con grande soddisfazione la notizia della rinuncia della Svizzera a chiedere il rimborso delle spese mediche dei feriti italiani della tragedia di Crans-Montana curati negli ospedali elvetici. Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull'Italia», ha dichiarato la premier. Meloni ha inoltre rinnovato la vicinanza del governo ai familiari delle vittime e ai ragazzi feriti, sottolineando che l'esecutivo continuerà a sostenerli nel loro percorso. Un ringraziamento è stato rivolto anche a Parmelin per la sensibilità dimostrata, con la convinzione che la decisione confermi la solidità dei rapporti tra i due Paesi.
La novità è stata accolta positivamente anche dai genitori dei ragazzi sopravvissuti, che da tempo seguono con apprensione la vicenda e le sue conseguenze sanitarie ed economiche. Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei giovani rimasti gravemente feriti nell'incendio, ha espresso soddisfazione per il risultato raggiunto, riconoscendo il lavoro diplomatico e politico svolto tra Italia e Svizzera. «È stato fatto un lavoro diplomatico e politico molto positivo, sicuramente da qui si può ripartire per trattare tutto il tema relativo ai risarcimenti dei ragazzi che sono rimasti feriti», ha commentato all'ANSA. La decisione, ha aggiunto, restituisce maggiore fiducia per il futuro e rappresenta un segnale importante per le famiglie.
Marcucci ha ricordato anche il percorso di cura ancora in corso del figlio. Manfredi è uscito dall'ospedale venerdì scorso, ma pochi giorni dopo è stato sottoposto a un nuovo intervento chirurgico all'Umberto I di Roma, dove ha ricevuto un importante trapianto alla mano. Nonostante le difficoltà e le numerose problematiche ancora aperte, il ragazzo sta cercando di riprendere la quotidianità: già lunedì è tornato a scuola. Un segnale di determinazione, che non cancella però la complessità del percorso di recupero.
Il padre ha riconosciuto anche il ruolo svolto dalla diplomazia italiana, citando il lavoro di coordinamento tra il precedente ambasciatore in Svizzera, Gian Luca Cornado, e l'attuale rappresentante diplomatico Luca Sabbatucci. Secondo Marcucci, anche il governo italiano si è impegnato per sostenere una posizione condivisa dalle famiglie e ottenere una soluzione che evitasse ulteriori difficoltà economiche a chi sta già affrontando conseguenze pesantissime.
Soddisfazione è stata espressa anche dalla famiglia di Elsa, la quindicenne di Biella rimasta gravemente ferita nell'incendio del locale Constellation. Il padre ha definito la rinuncia svizzera alle richieste di rimborso «una buona notizia», arrivando a interpretarla come una sorta di «ammissione di colpa» da parte della Svizzera. Una lettura personale, che secondo il genitore potrebbe avere un significato anche nelle trattative ancora aperte sul fronte delle responsabilità e dei risarcimenti. «Siccome siamo in trattativa, potrebbe essere un segnale positivo», ha osservato.
Anche per Elsa il ritorno alla normalità procede tra difficoltà e progressi. La ragazza è stata dimessa nel giugno scorso dall'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, dove era ricoverata da aprile. In precedenza aveva trascorso 58 giorni in terapia intensiva al Centro grandi ustionati del Cto, dopo essere stata trasferita in elicottero dal primo ospedale in cui era stata ricoverata, il Kinderspital di Zurigo. Oggi è tornata a scuola e cerca di portare avanti gli impegni quotidiani, pur dovendo affrontare un recupero fisico ed emotivo non lineare.
Il padre racconta di una ragazza che alterna momenti difficili ad altri più positivi, alle prese anche con le normali sfide dell'adolescenza. Elsa, tuttavia, continua a impegnarsi nello studio e nella vita scolastica, mantenendo un atteggiamento fiducioso. Lo scorso settembre, incontrando alcuni studenti di Biella, aveva lasciato loro un messaggio di incoraggiamento: «Non spaventatevi davanti alle difficoltà della vita, ma affrontate tutto con un sorriso».
La rinuncia della Svizzera alle spese sanitarie rappresenta dunque un primo risultato concreto per le famiglie coinvolte nella tragedia di Crans-Montana. Resta aperta la questione più ampia dei risarcimenti e delle responsabilità per quanto accaduto, mentre i ragazzi feriti continuano ad affrontare lunghi percorsi di cura e riabilitazione. Per i loro familiari, la decisione annunciata da Berna costituisce un segnale di attenzione e un punto da cui ripartire per proseguire il confronto diplomatico e le trattative sul futuro dei giovani sopravvissuti.

