Il monitoraggio è stato reso possibile grazie a idrofoni installati sui fondali di Portofino, capaci di registrare i suoni emessi dai delfini
Nelle acque di Portofino si sta consolidando una presenza sempre più stabile di tursiopi, animali della famiglia dei Delfinidi, tanto che gli studiosi stimano fino a 350 esemplari residenti nell’area dell’Area Marina Protetta di Portofino. Un dato che conferma il ruolo del tratto di mare ligure come uno degli habitat più importanti per i cetacei costieri del Mediterraneo.
La scoperta arriva dal progetto CLAPS (“Climate Adaptation Pelagos Sanctuary”), presentato al congresso nazionale della Società di Biologia Marina a Roma e sviluppato nell’ambito del più ampio Santuario Pelagos. Il programma, finanziato anche tramite la Pelagos Initiative della Fondazione del Principe Alberto di Monaco, studia l’impatto dei cambiamenti climatici e delle attività umane sulla presenza dei cetacei nel Mediterraneo.
Il monitoraggio è stato reso possibile grazie a idrofoni installati sui fondali di Portofino, capaci di registrare i suoni emessi dai delfini. Dall’autunno scorso gli strumenti hanno raccolto oltre 1.300 ore di registrazioni, pari a circa 5.000 eventi acustici utili all’analisi scientifica. Il lavoro di elaborazione dei dati, svolto insieme all’Università di Pavia, ha permesso di identificare circa 380 tursiopi, con successive stime che portano a una popolazione stabile di circa 350 individui.
Le osservazioni hanno anche evidenziato comportamenti ricorrenti: i delfini risultano più attivi nelle ore dell’alba e nei momenti di ridotta presenza umana in mare, segno di una possibile interferenza tra attività antropiche e spostamenti dei cetacei. Gli studiosi stanno approfondendo in particolare l’impatto della nautica da diporto sulle dinamiche comportamentali della specie.
Secondo i ricercatori, la presenza stabile dei tursiopi è favorita sia dalla protezione garantita dall’area marina sia dall’abbondanza di prede come calamari e totani, che rendono il tratto di mare particolarmente favorevole alla loro alimentazione.
Il progetto CLAPS coinvolge diverse aree marine protette italiane, tra cui Bergeggi, Cinque Terre, Secche della Meloria, Arcipelago Toscano, Asinara, Capo Mortola, Arcipelago della Maddalena e Capo Testa-Punta Falcone, oltre a università e centri di ricerca. L’obiettivo è costruire una rete di monitoraggio del Mediterraneo per studiare la distribuzione dei cetacei e le trasformazioni degli ecosistemi marini legate al clima e alle pressioni umane.

