Sul tema delle energie rinnovabili, con la Liguria ancora all’ultimo posto in Italia, e sull’invito di Confindustria a puntare su eolico e fotovoltaico per superare il ritardo della nostra regione, interviene Alessandro Massone, presidente di Re2sources (gruppo italiano leader nella produzione di biometano per autotrazione e compost di alta qualità) sottolineando come nel dibattito sulla sicurezza energetica regionale debba trovare spazio anche la valorizzazione della frazione organica dei rifiuti.
Secondo Massone, accanto allo sviluppo delle rinnovabili tradizionali esiste infatti una risorsa già disponibile sul territorio che oggi non viene pienamente valorizzata.
“La Liguria produce ogni anno circa 215.000 tonnellate di rifiuto organico tra frazione organica dei rifiuti solidi urbani e verde. Tuttavia oltre 100.000 tonnellate, quasi la metà, vengono oggi trasferite fuori regione, principalmente in Lombardia e Piemonte”.
Una dinamica che, secondo il presidente di Re2sources, dovrebbe essere letta anche in chiave energetica.
“Non tutti i rifiuti organici vengono oggi valorizzati allo stesso modo. È importante che la FORSU venga indirizzata verso impianti che producono biometano, perché da questi scarti può nascere energia rinnovabile. Se valorizzata in questo modo, la frazione organica ligure potrebbe generare tra 35 e 40 milioni di metri cubi di biometano all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico di circa 30.000–35.000 famiglie”.
Per Massone, la filiera del biometano rappresenta una delle soluzioni più concrete per affrontare contemporaneamente le sfide energetiche e ambientali.
“Il biometano è una fonte rinnovabile programmabile, integrabile nelle infrastrutture esistenti e capace di contribuire alla riduzione della dipendenza dal gas importato. Allo stesso tempo consente di chiudere il ciclo dei rifiuti producendo compost di qualità utile all’agricoltura”.
“La Liguria può diventare un laboratorio di economia circolare nel Mediterraneo, anche grazie al ruolo strategico dei porti e alle opportunità legate alla decarbonizzazione delle attività marittime”.
Per Massone, la priorità è quindi valorizzare al meglio le risorse già disponibili, indirizzando la frazione organica verso impianti regionali o delle regioni limitrofe dove venga effettivamente prodotta energia rinnovabile sotto forma di biometano.
“In un momento in cui la sicurezza energetica è tornata centrale, è fondamentale non disperdere questa risorsa: i rifiuti organici possono diventare parte della soluzione”.
Secondo Massone, accanto allo sviluppo delle rinnovabili tradizionali esiste infatti una risorsa già disponibile sul territorio che oggi non viene pienamente valorizzata.
“La Liguria produce ogni anno circa 215.000 tonnellate di rifiuto organico tra frazione organica dei rifiuti solidi urbani e verde. Tuttavia oltre 100.000 tonnellate, quasi la metà, vengono oggi trasferite fuori regione, principalmente in Lombardia e Piemonte”.
Una dinamica che, secondo il presidente di Re2sources, dovrebbe essere letta anche in chiave energetica.
“Non tutti i rifiuti organici vengono oggi valorizzati allo stesso modo. È importante che la FORSU venga indirizzata verso impianti che producono biometano, perché da questi scarti può nascere energia rinnovabile. Se valorizzata in questo modo, la frazione organica ligure potrebbe generare tra 35 e 40 milioni di metri cubi di biometano all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico di circa 30.000–35.000 famiglie”.
Per Massone, la filiera del biometano rappresenta una delle soluzioni più concrete per affrontare contemporaneamente le sfide energetiche e ambientali.
“Il biometano è una fonte rinnovabile programmabile, integrabile nelle infrastrutture esistenti e capace di contribuire alla riduzione della dipendenza dal gas importato. Allo stesso tempo consente di chiudere il ciclo dei rifiuti producendo compost di qualità utile all’agricoltura”.
“La Liguria può diventare un laboratorio di economia circolare nel Mediterraneo, anche grazie al ruolo strategico dei porti e alle opportunità legate alla decarbonizzazione delle attività marittime”.
Per Massone, la priorità è quindi valorizzare al meglio le risorse già disponibili, indirizzando la frazione organica verso impianti regionali o delle regioni limitrofe dove venga effettivamente prodotta energia rinnovabile sotto forma di biometano.
“In un momento in cui la sicurezza energetica è tornata centrale, è fondamentale non disperdere questa risorsa: i rifiuti organici possono diventare parte della soluzione”.

