Il futuro immediato di Amt si gioca nelle prossime settimane. Dopo il 20 febbraio si conoscerà l’esito della richiesta con cui l’azienda punta a ottenere altri quattro mesi di “scudo” legale contro le azioni dei creditori, nell’ambito della procedura di composizione negoziata della crisi già avviata.
L’istanza di proroga – 120 giorni di ulteriori misure protettive – è stata depositata in Tribunale dagli avvocati Marco Arato e Franco Vazio. Insieme alla domanda, sono stati consegnati anche i documenti che attestano le tappe percorse finora: dall’approvazione del piano di risanamento e del bilancio 2024 da parte del consiglio di amministrazione, fino agli impegni messi nero su bianco da Comune, Regione e Città metropolitana per sostenere il rilancio della società.
La decisione spetta ora alla giudice Chiara Monteleone, chiamata a esaminare il materiale nei prossimi giorni. Se arriverà il via libera – ipotesi ritenuta la più probabile – slitterà anche l’udienza prevista a marzo sulle istanze di liquidazione giudiziale presentate contro Amt da due creditori, Menarini e Riccitelli, oltre che dalla Procura. Un eventuale rinvio consentirebbe all’azienda di proseguire il percorso di risanamento senza l’immediata pressione delle procedure concorsuali.
Sul fronte interno, intanto, si accelera sul piano industriale. È fissato un confronto tra i sindacati e il presidente Federico Berruti, centrato proprio sulle misure contenute nel progetto di rilancio, che dovrà ottenere il via libera dell’assemblea dei soci entro il 15 marzo. Da quel momento si entrerà nella fase operativa.
Tra i nodi principali figura la revisione del contratto di servizio, con un aumento dei trasferimenti pubblici stimato in circa 24-25 milioni di euro a partire dal 2026. Parallelamente si lavorerà all’aumento di capitale: la Regione ha annunciato la disponibilità a investire fino a 40 milioni di euro, una quota che la renderebbe il secondo azionista dopo il Comune.
Entro metà marzo dovrebbe inoltre essere definito l’accordo con le organizzazioni sindacali sulle misure di contenimento dei costi. Oltre ai prepensionamenti, il piano prevede interventi sull’assetto organizzativo e sulla gestione del lavoro, temi che aprono un confronto delicato e destinato a incidere in modo significativo sull’equilibrio futuro dell’azienda.
