Liguria, quattro studenti su dieci in momenti di difficoltà si rivolgono all'IA e non a un amico

Scritto il 16/02/2026
da Claudio Baffico

Negli ultimi anni il rapporto tra adolescenti e intelligenza artificiale si è fatto sempre più stretto, al punto che per una parte significativa dei giovani i chatbot non sono soltanto strumenti per lo studio, ma veri e propri interlocutori personali. Le ricerche nazionali più recenti parlano chiaro: in Italia oltre il 90% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni utilizza strumenti di IA, e circa il 41% dichiara di essersi rivolto almeno una volta a un assistente virtuale quando si sentiva triste, solo o in difficoltà. Un dato ancora più significativo indica che circa un giovane su quattro usa i chatbot per “sfogarsi”, cercando consigli o conforto.

Se a livello nazionale il fenomeno è ormai consolidato, anche la Liguria si inserisce pienamente in questa tendenza. La regione, grazie a una buona copertura digitale e alla presenza di poli tecnologici e universitari, registra un utilizzo dell’intelligenza artificiale tra gli studenti in linea con le aree più sviluppate del Paese. Nelle scuole superiori e tra gli universitari genovesi l’IA è diventata uno strumento quotidiano: supporto per riassunti, ricerche, traduzioni e preparazione alle verifiche, ma anche spazio di confronto personale.

Secondo le proiezioni basate sui trend nazionali applicati al contesto ligure, oltre 4 studenti su 10 anche in Liguria si sarebbero rivolti a un chatbot in un momento di difficoltà emotiva, mentre circa un quarto lo utilizzerebbe per confidarsi o chiedere suggerimenti su questioni personali. Numeri che riflettono una trasformazione culturale evidente: l’IA viene percepita come sempre disponibile, rapida nelle risposte e, soprattutto, “non giudicante”.

Questo non significa che i ragazzi liguri preferiscano sistematicamente l’intelligenza artificiale agli amici in carne e ossa. Le relazioni tradizionali e il tessuto sociale restano centrali nella vita degli adolescenti. Tuttavia, in determinate situazioni — quando si prova imbarazzo, paura di essere fraintesi o timore del giudizio — l’assistente virtuale può diventare il primo interlocutore.

Il quadro che emerge è quello di una generazione che integra l’IA nella propria quotidianità senza necessariamente sostituire i legami umani, ma affiancandoli. In Liguria, come nel resto d’Italia, l’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia: è uno strumento relazionale, educativo ed emotivo che sta ridefinendo le modalità con cui i giovani cercano informazioni, sostegno e dialogo.