Se ne va a 91 anni, pochi mesi dopo Ornella Vanoni che era stata una delle sue muse. Per lei aveva scritto 'Senza fine'
Gino Paoli, tra i più importanti cantautori italiani, è morto all’età di 91 anni. Nato a Monfalcone nel 1934 e cresciuto a Genova, è stato uno dei principali esponenti della “scuola genovese”, insieme ad artisti come Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi.
Il successo arriva all’inizio degli anni ’60 grazie a brani destinati a diventare classici, come “La gatta”, “Il cielo in una stanza” e “Sapore di sale”. Autore raffinato, capace di unire poesia e immediatezza, contribuisce a rinnovare profondamente la canzone italiana. Tuttavia, il periodo di grande popolarità è accompagnato da difficoltà personali: problemi con l’alcol e una profonda crisi depressiva che lo porta, nel 1963, a tentare il suicidio. Sopravvive, ma vivrà per sempre con una pallottola nel petto.
La sua vita privata è intensa e spesso intrecciata con la sua produzione artistica: ha relazioni importanti con Ornella Vanoni, musa di molti suoi brani, e con Stefania Sandrelli, da cui ha una figlia. Dopo un periodo di declino negli anni ’60 e ’70, in cui si allontana anche dalla musica, torna al successo negli anni ’80 con canzoni come “Una lunga storia d’amore” e nuove collaborazioni.
Parallelamente, si impegna in politica: tra il 1987 e il 1992 è deputato del Pci (poi Pds) e in seguito assessore alla Cultura ad Arenzano, esperienze che lui stesso definirà deludenti. Negli anni ’90 e 2000 continua a pubblicare musica e a esibirsi, ottenendo importanti riconoscimenti, tra cui il premio della critica al Festival di Sanremo nel 2002 e il premio alla carriera.
Negli ultimi anni ricopre anche il ruolo di presidente della SIAE, fino alle dimissioni nel 2015. La sua eredità artistica resta fondamentale: Paoli è considerato uno dei simboli più autentici e influenti della musica italiana del Novecento.

