Il futuro industriale di Cornigliano e Novi Ligure potrebbe prendere una strada autonoma rispetto a quello di Taranto. È questa la linea tracciata dal documento congiunto di Confindustria Genova e Confindustria Alessandria, presentato nel pieno delle trattative nazionali sul destino di Acciaierie d’Italia, con l’obiettivo di rilanciare il Nord-Ovest e liberare entro il 2026 le aree attualmente vincolate.
Al centro della proposta c’è lo stabilimento di Genova Cornigliano. Dopo la chiusura dell’area a caldo nel 2005, oltre un milione di metri quadrati sono rimasti concessi in diritto di superficie fino al 2065, bloccando di fatto uno sviluppo pieno delle attività industriali e logistiche legate al porto e all’aeroporto. Il documento sottolinea come gli obiettivi occupazionali dell’Accordo di Programma del 1999 non siano stati raggiunti: gli addetti sono scesi dai 2.596 del 2006 agli attuali 974, mentre la produzione, oggi intorno alle 400-500 mila tonnellate annue, resta ben al di sotto delle potenzialità autorizzate di 2,2 milioni.
La proposta di Confindustria prevede una revisione dell’Accordo di Programma, con restituzione delle aree entro il 2026 e bonifica anticipata a carico dello Stato per le superfici non più utilizzate. Resterebbero operativi soltanto gli impianti strategici, come decapaggio e zincatura, mentre viene esclusa l’ipotesi di installare un forno elettrico a Cornigliano. Le aree libere, sottolineano gli industriali, assumono oggi un valore strategico che va oltre la siderurgia, essendo fondamentali per lo sviluppo logistico e portuale del Mar Ligure Occidentale. In quest’ottica, le banchine sul lato Polcevera e sul canale di calma dovrebbero passare sotto la gestione diretta dell’Autorità Portuale, mentre alla Società per Cornigliano spetterebbe il compito di coordinare nuovi insediamenti industriali, logistici e siderurgici.
Diverso è lo scenario per Novi Ligure, polo specializzato nei laminati a freddo e nei prodotti zincati destinati all’automotive, oggi unico stabilimento del gruppo a servire il settore dei motori. Qui la strategia punta al rafforzamento e all’innovazione: ammodernamento delle linee produttive, sviluppo di acciai altoresistenziali di nuova generazione, riduzione della dipendenza dal ciclo a caldo di Taranto e investimenti nel lamierino magnetico, destinato al mercato dei motori elettrici. Il completamento del Terzo Valico è indicato come leva fondamentale per sostenere questa strategia.
Uno dei passaggi chiave del documento è la richiesta di separare le trattative su Taranto da quelle su Cornigliano e Novi Ligure. Le esigenze del Nord – porto, logistica, manifattura ad alto valore aggiunto – vengono considerate diverse da quelle legate al ciclo integrale del Sud. L’obiettivo dichiarato è evitare che il destino industriale di Genova resti subordinato alle scelte sullo stabilimento pugliese. Dopo 25 anni di trasformazioni incomplete, Confindustria chiede l’apertura di una nuova fase, con al centro il sistema produttivo e logistico del Nord-Ovest e Genova in prima linea.
