Gli spiaggiamenti di cetacei registrati negli ultimi mesi in Liguria non configurano un’emergenza, ma restano un fenomeno da monitorare con attenzione, soprattutto per la quota di casi legata all’attività umana. È il messaggio emerso dall’intervento di Nicola Pussini responsabile del C.Re.Di.Ma, che ha fatto il punto su cause, numeri e rete di intervento.
Numeri – “Non è un’emergenza”, ha chiarito Pussini, spiegando che in Italia si registrano ogni anno tra 200 e 350 spiaggiamenti di mammiferi marini, mentre in Liguria i casi oscillano mediamente tra 10 e 15 l’anno. Un dato considerato stabile.
Cause – Oltre il 60% degli episodi sarebbe legato a cause naturali, come patologie o problemi biologici. Resta però una quota riconducibile all’uomo: collisioni con imbarcazioni, attrezzi da pesca, ingestione di plastiche e altre pressioni ambientali. “Su questo cerchiamo di investigare di più”.
Pelagos – La Liguria, inserita nel Santuario Pelagos, viene indicata come un’area preziosa per la biodiversità marina. La presenza di cetacei e il ritorno di altre specie, come le tartarughe, viene letta anche come segnale di un ecosistema che conserva elementi di vitalità.
Rete – Un punto centrale è la rete ligure per gli spiaggiamenti, che coinvolge enti scientifici, Asl, Guardia Costiera, Arpa e altri soggetti. Un sistema costruito per intervenire con protocolli condivisi, dalla gestione di un delfino in difficoltà fino ai casi più complessi.
Allerta – Agli eventuali testimoni di animali in difficoltà viene rivolto un invito chiaro: non intervenire direttamente. “La cosa importante è chiamare subito il 1530 della Guardia Costiera”.
Prospettive – Sullo sfondo resta il tema delle risorse e del rafforzamento della rete, con l’obiettivo di formalizzare ulteriormente il modello a livello regionale.

