Turismo: le analogie tra Liguria e Tirolo, caro prezzi e la visione anti Olimpiadi di Michil Costa

Scritto il 02/02/2026
da Gilberto Volpara

L'inventore della Maratona delle Dolomiti: "Cortina 2026? Una sciocchezza, disastro per noi autoctoni"

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Michil Costa è un sessantacinquenne tirolese che combatte l'industria del turismo senza etica e dall'Alta Badia, a telenord.it, parla di rinascimento umano: "L'ospite che viene qui non deve essere solo un cliente, ma interiorizzi la nostra cultura ladina. Trattiamolo da persona umana non solo per spillargli soldi". 

La visione dell'imprenditore suona più o meno così: "Il profitto come unico scopo aziendale, è uno sbaglio di prospettiva. Ridiamo senso ai valori quali dignità umana, solidarietà, sostenibilità ecologica, giustizia sociale, trasparenza. L’economia del bene comune è un’alternativa concreta al nostro sistema economico ormai obsoleto. Dobbiamo porci le domande giuste: come stanno i nostri collaboratori? Cosa faccio io per il bene comune? Qual è il mio contributo al futuro di Madre Terra? Come sta il mio prossimo? Aiutare non è un optional, è un dovere".

Ora, questi ragionamenti del tutto condivisibili giungono da un visionario del turismo con enormi meriti di valorizzazione e promozione del prodotto tirolese: uno su tutti, la Maratona delle Dolomiti che, ogni anno, vanta liste d'attesa infinite e, per esempio, offre corsie preferenziali a coloro che dimostrano di trascorrere in loco almeno diverse notti consecutive in una stagione non più d'alta affluenza.

Oggi, però, quel comprensorio pare diventare sempre più inaccessibile per i portafogli 'normali' - kaiserschmarren (frittata dolce con marmellata), un bicchiere d'acqua e caffè a 29 euro a 50 centesimi in un rifugio per sciatori sulle alture di Corvara - e zona fruibile soltanto per una classe elitaria. Lo stesso Costa è il patron di una splendida struttura ricettiva che, lì, offre rinascimentale ospitalità a cifre difficilmente inferiori a quattro numeri per notte.

Da qui la domanda perfino scontata: rassegniamoci, quella sarà una montagna solo per ricchi? 

Michil Costa ammette che esisteranno sempre persone che potranno permettersi certi lussi, ma dice anche: "L'aver dimenticato chi vive qui emerge in modo pericoloso. I giovani di questi posti sciano sempre meno perché è un costo troppo elevato nonostante, inascoltato, abbia proposto, ormai da anni, piste dedicate ai residenti".

Altri albergatori di Corvara e dintorni aggiungono: "Lo spirito di comunità vacilla, storici negozi di prima necessità hanno chiuso e vengono convertiti in vetrine dedicate al turismo d'alta gamma. Sempre più hotel vengono acquistati da catene che nulla sanno di questi posti". 

E, dunque, vengono in mente i problemi di Liguria, terra non a statuto speciale, schiacciata tra mare e monti, come l'Alto Adige anch'essa, costretta a puntare su qualità e non quantità nonostante un processo mentale che, ancora, fatica ad essere attuato.

Il numero chiuso delle Cinque Terre, la difficoltà del giusto prezzo nel Tigullio dove i grandi marchi sfrattano le botteghe, gli appartamenti abbandonati dai genovesi nel centro storico per farne case vacanze, il rischio overtourism per Imperia e Savona indicato nel recente report ministeriale, come indicato dalla professoressa Roberta Milano, o le recenti polemiche relative al sindaco di Spotorno perché il suo litorale abbia il 40% di spiagge libere caratterizzano l'attualità dell'accoglienza ligure non poi così lontana dalle riflessioni altoatesine. 

Quale è la soluzione? Non esiste. Ciascun territorio prova la propria ricetta con risultati differenti. 

Michil Costa, per esempio, rivela che le Olimpiadi 2026 della vicina Cortina siano, per i tirolesi, una sciocchezza nonché un mezzo disastro: "Non abbiamo bisogno di pubblicità, non valorizzano la nostra cultura, fanno soltanto aumentare i prezzi sebbene quelle del 1956 abbiano aiutato a lasciarci alle spalle la povertà creando la situazione odierna di cui anch'io vivo e vivo bene. Tuttavia, ora, serve un freno". 

La sensazione resta, però, soltanto una: in un'epoca dove il divario tra classe media e ricca si rivela sempre più marcato, le località in cui nevica firmato - per dirla alla Mauro Corona - resteranno sempre più inavvicinabili nonostante la ricerca del rinascimento umano invocato da Michil Costa che, addirittura, parla di stop ai posti letto presenti in Badia un po' come qualcuno ipotizza tra Riomaggiore e dintorni. 

Non sarà un caso se la recente puntata di Benvenuti in Liguria assieme al Cucinosofo Sergio Rossi, in onda ogni mercoledì sera su Telenord, realizzata in Valle Stura di Demonte con la divulgatrice Flavia Cellerino (telenord.it/benvenuti-in-liguria-alla-scoperta-di-valle-stura-di-demonte-99148) abbia posto l'accento su un comprensorio che, sebbene non privo di criticità, intravede il proprio futuro di ricettività roseo e solido perchè parallelo alla storia della sua gente. Un po' come la battaglia per l'appennino italiano propagandata nelle scuole da Fondazione Garrone.  

Viene così da pensare che, anche sul mare di Liguria, il futuro del turismo abbia solo una via d'uscita, identità e buon senso. Almeno, per chi, questi ingredienti, può ancora permetterseli senza aver ceduto, in toto, alla celebre locuzione latina del 'pecunia non olet'.