Secondo le elaborazioni di Confesercenti, riferite al periodo dal 2019 al 2025, Genova e le altre province soffrono più della media nazionale: crollano i lavoratori autonomi e crescono quelli dipendenti, ma il saldo rimane negativo. Per questo l’associazione sta conducendo una due giorni di iniziative in tutta Italia, il 9 e 10 settembre, raccogliendo firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità.
Una contrazione diffusa delle imprese dal 2019 al 2025, in linea con il trend nazionale ma che denuncia anche dinamiche occupazionali uniche a livello locale, come la chiusura delle attività autonome e la crescita del lavoro dipendente a certificare un profondo cambiamento strutturale: è il quadro che emerge dalle elaborazioni di Confesercenti sugli effetti della desertificazione commerciale che, in soli sei anni, ha visto scomparire oltre 111mila imprese del commercio al dettaglio in tutta Italia e 2.952 nella sola Liguria, pari ad una riduzione dell'11,8% sul totale regionale e ad una perdita di ricchezza stimata di 443 milioni di euro da Sarzana a Ventimiglia.
Numeri allarmanti, che hanno indotto l'associazione a depositare presso la Corte di Cassazione la proposta di legge di iniziativa popolare "Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità" e ad organizzare in tutto il territorio nazionale, nelle giornate del 9 e 10 settembre, l'iniziativa "Confesercenti presenta i conti: la contabilità territoriale del processo di desertificazione", raccogliendo firme in tutta Italia. Sono 50mila le sottoscrizioni necessarie per sottoporre al parlamento un progetto di legge che preveda tutele concrete, sgravi fiscali e semplificazioni per le attività di vicinato attraverso l'istituzione di Zone economiche speciali di prossimità (ZesPro), di un osservatorio nazionale per il monitoraggio e la valutazione dell'efficacia delle misure adottate e di un fondo dedicato al finanziamento degli interventi previsti.
«I dati sono chiari e impietosi – commenta Massimiliano Spigno, presidente di Confesercenti Genova – il commercio al dettaglio sta attraversando una profondissima crisi rispetto alla quale servono interventi strutturali e radicali da parte del legislatore, che ci consentano di tornare a competere ad armi pari con i giganti della grande distribuzione e dell'online. Non chiediamo trattamenti di favore, bensì il ripristino di una situazione di equilibrio, perché siamo stufi di essere visti dallo stato come un bancomat con cui fare cassa, e tantomeno ci rassegniamo a scomparire. Per questo abbiamo deciso di lanciare questa grande mobilitazione in tutte le città italiane, con la quale sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di un profondo riordinamento del settore e raccogliere le firme affinché Camera e Senato discutano le nostre richieste. Invitiamo quindi tutti i cittadini a sostenerci con la loro firma ai gazebo oppure online, aderendo alla sottoscrizione sul sito del Ministero della Giustizia». Un'ulteriore giornata di raccolta firme è già stata fissata per venerdì 18 settembre, in piazza Treponti.
I numeri della desertificazione commerciale a Genova e in Liguria
Di seguito l'analisi dei dati relativi alle quattro province liguri (Genova, Imperia, La Spezia, Savona), sia a livello di interi territori provinciali sia con un focus specifico sui comuni capoluogo, messi a confronto con le macro-aree del Nord-Ovest e dell'Italia.
Imprese in calo in tutta la regione
Il numero di imprese registrate nel commercio al dettaglio è in diminuzione su tutto il territorio ligure, riflettendo una difficoltà generalizzata del settore. A livello nazionale, le imprese nei capoluoghi registrano un calo del 13,4%, che nel solo Nord-Ovest si limita ad un -12,3%.
Scendendo nel dettaglio delle province liguri, La Spezia risulta la più colpita, con una perdita del 16,4% delle imprese a livello provinciale e del 16,9% nel solo capoluogo, dati peggiori rispetto alla media nazionale. Savona segue con un calo del 14,8% in provincia e del 12,5% nel capoluogo.
Tenuta relativa di Genova e Imperia: la prima registra una contrazione del 9,9% sul totale provinciale e del 9,4% nel comune capoluogo, mostrando una resilienza leggermente maggiore rispetto alla media italiana. La seconda segna il calo più contenuto nel capoluogo (-6,4%), pur perdendo l'11,2% a livello di intera provincia.
Autonomi in picchiata, non compensati da aumento lavoratori dipendenti
Il calo delle imprese si riflette sul numero totale degli addetti, ma nasconde una dinamica interna molto forte: la strutturazione in aziende più grandi o catene, che assumono personale dipendente, a discapito dei piccoli commercianti indipendenti e senza comunque compensare la perdita di posti di lavoro: il saldo assoluto rimane infatti negativo, sia in termini di sviluppo che di occupazione.
Mentre in Italia e nel Nord-Ovest il totale degli addetti nei comuni capoluogo è in crescita (rispettivamente +1,0% e +3,4%), tutti i capoluoghi liguri registrano un segno negativo sul totale degli addetti: La Spezia -12,5%, Imperia -5,4%, Genova -3,9% e Savona -3,7%.
Allargando lo sguardo alle intere province, si nota un netto aumento dei lavoratori dipendenti in quasi tutta la Liguria. Spicca Imperia con un +13,5% di addetti dipendenti a livello provinciale, seguita da Genova (+5,4%) e La Spezia (+3,8%). Solo la provincia di Savona segna una lieve flessione (-0,8%). Questi dati sono comunque al di sotto del trend nazionale che vede i dipendenti in crescita del 10,2%.
Il lavoro indipendente nel commercio, invece, crolla ovunque. Nelle province liguri le perdite vanno dal -14,6% di Genova fino al -21,1% della Spezia, in linea con il drastico -17,7% registrato a livello nazionale.