Ponte Morandi, difesa ex dirigenti Spea: "Non aggiungiamo a una tragedia nuove vittime"

Scritto il 11/02/2026
da c.b.

"Gli ex dirigenti di Spea (l'ex controllata che si occupava della progettazione e sorveglianza per Aspi) Serena Alemanni e Carlo Casini "hanno detto la verità, lineare e con riscontri. Non potevano fare diversamente rispetto a quello che hanno fatto".

Così l'avvocato Francesco Del Deo nel corso della sua arringa difensiva nel processo per il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime).
    "C'è rispetto per le vittime - ha spiegato il legale - ma anche degli imputati e delle loro famiglie. Non aggiungiamo a una tragedia nuove vittime". La difesa dei due imputati ha esordito sottolineando come a suo avviso "le parti civili dovevano uscire il 9 gennaio 2024 quando ci sono stati i ristori. Da quella data, per chi è rimasto, ci sono due anni di spese legali che verranno poi conteggiate in caso di condanna".
    Per Casini la procura ha chiesto 10 anni, per Alemanni nove.
    In ogni caso, secondo il legale, "già nella memoria dei pm Walter Cotugno e Marco Airoldi c'è il motivo per cui Alemanni e Casini devono essere assolti: spiega l'accusa che 'il voto degli ispettori dell'Utsa non poteva riguardare in alcun modo la sicurezza strutturale dell'opera, in quanto si riferiva solamente ai difetti visibili in superficie. E, anzi, dall'Utsa sono partite richieste di approfondimento dopo le ispezioni visive se venivano rilevate problematiche".
    Alemanni, nelle spontanee dichiarazioni aveva detto: "con le informazioni che avevo all'epoca non potevo agire diversamente.
    Passavo ogni giorno sul ponte, ci passava la mia famiglia, e non gli avrei mai detto di non passare perché non potevo sapere che ci fosse un pericolo". Anche Casini aveva reso dichiarazioni: "io sugli stralli ci sono salito e ci sono saliti i miei colleghi - aveva detto - e non c'era la minima ombra di pericolo".