La vicenda dei pini di corso Podestà a Genova registra un’improvvisa svolta: dopo l’avvio degli abbattimenti nella mattinata, la Procura è intervenuta disponendo il sequestro dell’intero filare e bloccando le operazioni.
L’intervento dei magistrati, come riportato da Ansa, è scattato in seguito a un esposto presentato da Italia Nostra e da alcuni residenti. Due alberi erano già stati tagliati, mentre altri due esemplari erano ancora sotto valutazione. I pini abbattuti risultavano classificati in classe D, cioè con il massimo livello di pericolosità, mentre gli altri erano in classe C, soggetti a monitoraggio e non destinati a un taglio immediato.
Nel frattempo, l’assessora al Verde, Francesca Coppola, aveva richiesto ulteriori verifiche tecniche, tra cui un’analisi QTRA (Quantified Tree Risk Assessment), per valutare con maggiore precisione le condizioni delle alberature ed evitare interventi non necessari. La posizione degli alberi, esposta a forti venti, rappresentava un ulteriore elemento critico nelle valutazioni.
Dal punto di vista giudiziario, il procuratore aggiunto Federico Manotti e la sostituta Eugenia Menichetti hanno aperto un fascicolo ipotizzando reati come distruzione di bellezze naturali e violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio. Le indagini sono state affidate ai carabinieri, che hanno proceduto al sequestro degli alberi per garantirne la tutela.
In precedenza, il Comune di Genova, dopo un confronto con la Sovrintendenza, aveva stabilito l’abbattimento con successiva sostituzione, prevista per ottobre, con pini Halepensis, ritenuti più adatti al contesto urbano. La decisione era basata su analisi tecniche approfondite e prove di trazione. Tuttavia, l’avvio dei lavori ha suscitato le proteste dei comitati cittadini, culminate poi nell’intervento della magistratura.
L’assessora Coppola ha dichiarato di aver appreso del sequestro dagli organi di stampa, sottolineando la fiducia nel lavoro dei magistrati e la disponibilità a collaborare. Ha ribadito che l’operato dell’amministrazione si è basato su protocolli riconosciuti, come il VTA, e su valutazioni tecniche mirate alla sicurezza pubblica.
Infine, l’assessora ha evidenziato come le decisioni siano state prese sulla base di dati oggettivi, nel tentativo di bilanciare la tutela del patrimonio verde con le esigenze di sicurezza, assicurando trasparenza e responsabilità nell’azione amministrativa.