Otto anni dal crollo, Possetti contro gli ex manager di Aspi: "Le loro presunzioni sono crollate come il Morandi"

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Tra gli interventi durante la cerimonia alla Radura della Memoria anche quello di Egle Possetti, portavoce del Comitato Parenti Vittime Crollo. Riportiamo il testo integrale:

"Abbiamo atteso otto anni, con pazienza, con trepidazione, con speranza ed oggi possiamo ricordare i nostri cari conoscendo il giudizio di primo grado del processo, un giudizio importante, qualificato, serio e che rileva delle gravi responsabilità, omissioni e condotte inadeguate. Un giudizio che è frutto di anni di lavoro e grande impegno della macchina della giustizia con il supporto degli inquirenti, con tutto il loro lavoro hanno contribuito a ridare speranza ai nostri cuori.

Dopo la tragedia iniziarono gli sforzi enormi dei soccorritori alla ricerca dei feriti, con gli ospedali in allerta, purtroppo dopo poco compresero che i feriti sarebbero stati pochi, mentre aumentavano le salme.

Poi venne la nostra incredulità, il nostro dolore, la nostra disperazione, tutto il mondo rimase esterrefatto insieme a noi di fronte ad una strage così assurda.

Le indagini partirono con grande intensità con la Guardia di Finanza, e la Procura che con dedizione raccolsero gli elementi, e via, via il quadro accusatorio iniziò a prendere forma.

Sono emersi anni di incuria, anni di colpe, anni di menzogne, anni di omissioni, anni di presunzione ed incompetenza e tutto questo sotto gli occhi serrati di chi avrebbe dovuto controllare, funzionari dello stato immobili, succubi e chini.

Dovremo attendere i successivi gradi di giudizio, ma crediamo fermamente che questa vicenda non possa chiudersi senza colpevoli, colpevoli di avere anche alimentato un sistema malato, in cui gli utili sono stati l’unico baluardo.

Assistiamo dopo questo giudizio, e dopo recenti condanne in altri processi per stragi, ad una specie di ribellione di alcuni manager che si sentono bistrattati, che si sentono addosso responsabilità eccessive e crediamo vogliano tentare la ricerca di scorciatoie, al fine di ottenere privilegi, quello che dispiace è vedere anche al loro fianco figure che hanno avuto ruoli istituzionali importanti in passato.

Nessuno obbliga nessuno a divenire manager, è un ruolo importante, faticoso, di grande impatto e responsabilità e per questo molto ben remunerato, il loro ruolo è “pianificare strategie, coordinare le risorse finanziarie e materiali e gestire il personale per raggiungere gli obiettivi di business stabiliti”, in questo caso probabilmente gli obiettivi non contemplarono la sicurezza e la prevenzione corrette, le loro certezze, le loro presunzioni di onnipotenza, sono crollate con le macerie del ponte.

Noi ci batteremo affinché questo sistema cambi, affinché possano esserci utili equi che che contemplino prevenzione, ma non possiamo essere soli, tutti i cittadini onesti che comprendono l’importanza di questa battaglia speriamo siano al nostro fianco, tenendo sempre il fiato sul collo a chi deve decidere.

Noi cittadini singolarmente siamo sempre la parte debole, ma siamo tanti ed uniti possiamo essere una vera forza, speriamo che tutte le parti politiche possano comprendere molto bene la necessità di equilibrio in questa battaglia, mantenendo il capo sollevato e non chino solo alle esigenze dei più forti.

Quello che ci consola è che non tutti i manager siano appiattiti su posizioni di difesa, ci sono persone competenti, che hanno sani principi, che vogliono utili equi e sono lungimiranti, perché la sicurezza e la prevenzione devono essere considerati investimenti che porteranno grandi benefici collettivi per il futuro, e non sono semplici costi.

Dobbiamo imparare a pianificare a lungo termine, e non solo per il breve battito d’ali di farfalla, dobbiamo imparare anche a premiare chi porta benefici all’interesse pubblico.

Noi siamo qui dopo otto anni, con il nostro fardello di dolore, con le conseguenze che derivano da quel giorno che, anno dopo anno, si fanno sentire, a volte come una terribile frana, sentiamo la grande fatica della nostra battaglia, ma non molliamo, abbiamo tanti motori nel cuore che sono tutti i nostri cari, che ci tengono vigili ed attivi, proveremo giorno dopo giorno a dare forza a questa battaglia, uniti agli amici che hanno vissuto tragedie come la nostra.

Non dimenticheremo mai di conservare la memoria della tragedia, cercando di dare stimolo al Memoriale e crediamo che nella gestione impostata dall’attuale amministrazione si sia imboccata finalmente la strada giusta, abbiamo speranza che la nuova direzione della dottoressa Elena Putti e la gestione attenta dell’Auser possano dare il giusto impulso alla vita di questo luogo, pensiamo che realmente il Memoriale possa divenire un punto di partenza importante, come luogo di studio e prevenzione.

Abbiamo tanto bisogno di memoria attiva in questo paese, ma non vogliamo più ricostruire i crolli, come il nostro dolore si è trasformato in resistenza vogliamo che questo scempio trasformi lo sguardo sui beni del paese risanando gli uomini e le cose.

Possetti chiude con una citazione di J.F. Kennedy: “Quando il potere porta l'uomo verso l'arroganza, la poesia gli ricorda i suoi limiti. Quando il potere restringe la sfera di interesse dell'uomo, la poesia gli ricorda la ricchezza e la diversità dell'esistenza. Quando il potere corrompe, la poesia rigenera.”


14/08/2026
Redazione