“Forse l’incuria, la non attenzione, il non prendersi cura delle nostre strutture”.
Questi i motivi ricordati questa mattina da mons. Marco Tasca, arcivescovo di Genova, che hanno causato la morte di 43 persone nel crollo del Ponte Morandi avvenuto il 14 agosto 2018.
Presiedendo nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo della Certosa la messa in suffragio delle vittime, Tasca ha accostato la morte di san Massimiliano Kolbe, di cui oggi ricorre la memoria liturgica a quella cagionata dal crollo del Ponte Morandi. Quella del frate francescano, avvenuta ad Auschwitz, è stata “da martire”: “Una morte scelta con consapevolezza, una morte per dare la vita ad un’altra persona, a un papà che aveva una famiglia”, ha ammonito l’arcivescovo, sottolineando che “forse questo ha fatto scattare in padre Kolbe la decisione di dare la vita”. Ma oggi, si ricordano persone per le quali “la vita è tolta non per scelta”.
“È faticoso, difficile” accettare questa situazione, ha proseguito, rilevando che “oggi la nostra presenza qua è per questo: far sentire ancora una volta la nostra vicinanza a tutti e a tutte coloro che ancora, e forse per sempre vivranno, il dolore di questa giornata”.
Tasca ha evidenziato la necessità di avere “consapevolezza che siamo chiamati insieme ad affrontare le fatiche, le difficoltà, le prove che la vita inevitabilmente e inesorabilmente ci mette davanti”. Si tratta di “essere insieme, per dirci e per dire che vogliamo condividere”.
“Vogliamo condividere questo ricordare, questa memoria”, ha aggiunto “in queste due parole quante volte ci è stato detto che c’è sempre il termine cuore”.
“Siamo qui, appunto, ancora una volta dopo otto anni – ha continuato – a chiedere la grazia al Signore di far sentire la sua presenza, la sua paternità, la sua bontà, la sua vicinanza. E credo che il Signore lo chieda a ciascuno di noi a suo modo, a sua maniera, come il cuore gli dice, di far sentire davvero la sua presenza e la sua condivisione”.
“Pare che sia un comandamento che prima di Gesù tanti avevano detto”, ha commentato, rilevando che “Gesù ha aggiunto una cosa molto particolare: non basta amarsi gli uni gli altri. Non occorre essere credenti per fare questo, ovviamente. Gesù aggiunge alla seconda parte di questo comandamento che ‘vi amiate come io vi ho amati’”.
“Pensiamo a quante volte nel Vangelo Gesù accoglie le persone, ascolta le persone, fa sentire la sua vicinanza alle persone, va in cerca delle persone per poterle incontrare e per poter annunciare loro la bellezza di Dio Padre”, l’invito di mons. Tasca: “Questo aspetto mi pare molto importante anche oggi”. Bisogna “essere attenti alle relazioni, curarci delle relazioni”.
“Chiediamo al Signore la grande grazia di sentire sempre che la cosa più importante è camminare insieme, sentirci ognuno corresponsabile dell’altro e partecipare alle gioie, ai dolori e alle fatiche e alle speranze che ogni giorno noi incontriamo. E davvero allora sapremo veramente essere vicini e camminare insieme perché partecipiamo a quello che viviamo, anche forse con molta più difficoltà, ma anche nei momenti faticosi, difficili e tristi della vita. Il Signore ci doni la grande grazia di una speranza, della speranza cristiana che non è soltanto il dire le cose andranno meglio, ma dire Signore aiutaci, aiutami a vedere anche in questo frangente della mia e della nostra storia, la bella storia che tu stai facendo con ciascuno di noi. Dona a noi questa grande grazia”.