Gli anni migliori da una parte, le emozioni più forti dall'altra. Il cuore di Maurizio Iorio è diviso a metà tra Verona e Genoa, due delle esperienze più significative della sua carriera, assieme a quella, ovviamente, valsa lo scudetto alla Roma. Nella stagione in gialloblù (1983 - '84), Iorio stabilisce il suo record di gol in serie A (14 in 25 partite), e si laurea vicecapocannoniere di Coppa Italia, dove la sua squadra approda fino alla finale. Nell'esperienza al Grifone, invece, il suo nome è legato alla semifinale di ritorno di Coppa Uefa, quando, sul campo dell'Ajax, segna il gol che illude, ma la rimonta sarà poi stoppata da Bergkamp a inizio ripresa, per il definitivo e vano 1-1. Ecco il commento di Maurizio Iorio, in esclusiva a Telenord, sul momento e le prospettive della squadra rossoblù, senza tralasciare un tuffo tra i ricordi.
Che impressioni ha avuto della prestazione del Genoa contro la Roma?
"Ho visto un grande Genoa, sempre sul pezzo, che da subito ha dimostrato di volere i tre punti a tutti i costi, inseguendoli con caparbietà fino alla fine. L'immediato pareggio giallorosso avrebbe potuto abbattere moralmente i rossoblù, e invece si è visto un notevole spirito di reazione. A dare ancora più valore alla vittoria, è stata la formazione di partenza schierata da De Rossi, e la chiara strategia cucita su misura sull'avversario: dando fiducia ad elementi come Masini e Sabelli, solo per fare due esempi, il tecnico ha voluto soffocare sul nascere ogni velleità pericolosa della Roma, per poi inserire i giocatori di maggior tasso tecnico al fine di incidere anche sotto il profilo qualitativo. Mossa vincente, lettura perfetta, vittoria meritata, resa ancora più romantica, ripeto, da una formazione sperimentale tanto coraggiosa quanto azzeccata".
Adesso il Genoa è atteso da una gara che, guardando la classifica, può sembrare più facile, ma a giudicare dall'importanza della posta in palio nasconde molte insidie. Che partita sarà quella del "Bentegodi" contro il Verona?
"Il Genoa ha dimostrato di aver assorbito dal proprio allenatore caratteristiche fondamentali come grinta e abnegazione, e proprio mettendo in campo queste armi si può dar seguito a quanto di buono visto contro la Roma. La partita me l'aspetto complicata, ma sono sicuro che i rossoblù non avranno cali di concentrazione e si approcceranno bene alla gara. Il Verona ha ancora la possibilità di agganciarsi al treno salvezza, ma deve far punti domenica, quindi si presenterà battagliero e disposto a dare tutto per compiere un altro passo importante. La bella prestazione contro il Napoli, con il pareggio sfumato in pieno recupero, e il successo di Bologna, hanno riacceso l'ambiente scaligero e restituito fiducia dopo un lungo periodo negativo".
Una lotta per non retrocedere che si rivela, giornata dopo giornata, sempre più intricata. Qual è la sua chiave di lettura?
"A giudicare dalla tendenza delle varie squadre, in questo momento, escludendo Pisa e Verona, la compagine più accreditata a retrocedere mi sembra la Cremonese. Non vince da tanto, e in questa situazione il clima si fa pesante. Il Lecce, invece, lo vedo più quadrato, e capace di fare punti quando trova la possibilità di farli. Un discorso a parte meritano Fiorentina e Torino, le grandi delusioni del campionato. Sono convinto che si salveranno entrambe, ma con quanta sofferenza! I viola sono in un marasma totale, al di là dei valori tecnici che non si discutono, mentre il Torino non riesce ad esprimere le qualità che l'organico a sua disposizione possiede, e si è fatto risucchiare in zone che non gli competono".
Quanto dovrà cambiare il Genoa del prossimo anno per iniziare ad alzare l'asticella, e puntare a un posto nella colonna sinistra della classifica?
"Ritengo che sia sufficiente qualche innesto mirato perchè, dall'avvento di De Rossi, già così il Genoa ha dimostrato di possedere valori, qualità e individualità importanti. Una piazza come quella rossoblù, però, non dovrebbe accontentarsi di una tranquilla salvezza, ma puntare con decisione a una competizione europea. Lo impone il blasone, la storia, e il calore dei tifosi".
Tra i tanti incroci sull'asse Verona - Genoa, anche quello che porta dritto a Osvaldo Bagnoli. Che ricordi ha di lui?
"Un grande tecnico, ma soprattutto una persona stupenda. Mi aveva avuto a Verona, e lo avrei seguito ovunque. Quando si è aperta la possibilità di approdare al Genoa non me lo sono fatto ripetere due volte, e non avrei potuto prendere una decisione migliore".
E di quella squadra arrivata fino alla semifinale di Coppa Uefa che immagini la legano ancora?
"La prima, e la più importante, è quella di uno spogliatoio sano, composto esclusivamente da bravi ragazzi. Non sento con frequenza molti di quei giocatori, ma li ritengo tuttora degli amici. Potrei citare Bortolazzi, Skuhravy e Caricola, ma ognuno di loro, oltre che in campo, è stato capace di fornire un contributo insostituibile anche al gruppo. Oltre alle qualità è stato uno dei nostri segreti per arrivare così in alto. Rimpianti per la doppia sfida contro l'Ajax? Solo per la partita di andata: non si potevano prendere tre gol così, in un ambiente reso infuocato dal nostro pubblico. A ritorno, invece, abbiamo fatto il massimo, ma a distanza di anni, mi sento di ammettere che il Genoa è stato eliminato dalla Coppa Uefa da una compagine di livello superiore".