“Per anni le persone non volevano parlare di politica, nemmeno in famiglia. Poi qualcosa è cambiato: la politica è diventata ‘sexy’ in Ungheria”
Un Paese rimasto immobile per oltre un decennio, una società attraversata da paura e disillusione, ma anche una crescente voglia di cambiamento alimentata dal contatto diretto con le persone. È questo il racconto di Peter Magyar, primo ministro ungherese, intervenuto a Sestri Levante durante la presentazione del documentario “Spring Wind – The Awakening” al Riviera International Film Festival.
Magyar ha puntato il dito contro i sedici anni di governo di Fidesz, il partito da cui lui stesso proviene: “Ci sono state molte promesse, ma le cose non sono cambiate, l’Ungheria è rimasta dov’era”. La vittoria del movimento Tisza, ha spiegato, non è frutto di un singolo fattore ma di “centinaia di ‘segreti’”, tra cui “la tempistica, le circostanze economiche ed etiche e anche la delusione della società”.
Al centro della sua campagna c’è stato il messaggio “non abbiate paura”, ispirato a Papa Giovanni Paolo II. “Nella Bibbia è scritto tante volte di non avere paura, ed è diventato anche il mio messaggio”, ha detto, ammettendo però che “non è stato facile”, soprattutto in un contesto segnato da pressioni e intimidazioni. “Negli ultimi due anni ci sono stati momenti difficili, soprattutto nelle aree rurali, dove molte persone hanno perso il lavoro o hanno ricevuto minacce”.
Proprio per questo, secondo Magyar, è stato decisivo il lungo tour nel Paese: “Il segreto della vittoria è stato andare ovunque e parlare direttamente con le persone, guardarle negli occhi, stringere le loro mani e ripetere di non avere paura”. Un percorso iniziato con una grande manifestazione a Budapest e proseguito nei villaggi e nelle campagne: “Era l’unico modo per trasmettere il messaggio che il potere di Viktor Orbán poteva essere sconfitto”.
Tra i momenti simbolici della sua ascesa, Magyar ha ricordato la stretta di mano con Orbán al Parlamento europeo dopo le elezioni del 2024: “È stato forse davvero un momento storico per l’inizio della nostra avventura”. Un episodio che, insieme al risultato del 30% ottenuto da Tisza, ha segnato una svolta politica significativa.
Determinante, secondo il leader ungherese, è stato anche il ritorno dei giovani alla politica: “Per anni le persone non volevano parlare di politica, nemmeno in famiglia. Poi qualcosa è cambiato: la politica è diventata ‘sexy’ in Ungheria”. Un segnale importante perché, ha aggiunto, “i cambi di regime e le rivoluzioni partono dai giovani”.
Nel corso della sua visita in Italia, Magyar ha invece scelto di non commentare temi internazionali non legati al documentario, limitandosi a un “no comment” sulle polemiche che coinvolgono Donald Trump, Papa Leone XIV e la premier Giorgia Meloni.
Dalle sue parole emerge il ritratto di un cambiamento costruito dal basso, fatto di presenza sul territorio e partecipazione. “Le persone hanno capito che non sono sole”, ha concluso, “e giorno dopo giorno hanno trovato il coraggio di cambiare”.

