"Il savoir faire della nostra manifattura è una risorsa immateriale che deve essere salvaguardata e valorizzata attraverso l’innovazione"
Antonio Gozzi, presidente Duferco e Federacciai e consigliere speciale Confindustria per competitività e autonomia strategica, sostiene che l’Europa, e l’Italia in particolare, devono affrontare con urgenza il tema dell’adozione dell’intelligenza artificiale (IA), non solo per colmare il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina, ma anche per salvaguardare l’autonomia strategica e la competitività industriale.
Nell'editoriale sul settimanale on line Piazza Levante, Gozzi sottolinea come l’Italia sia ancora oggi una potenza manifatturiera globale, capace di esportare oltre 600 miliardi di euro in beni nel 2024, grazie a un vantaggio competitivo "basato su qualità, flessibilità e intensità gestionale". Tuttavia, avverte che questo vantaggio "oggi c’è e domani potrebbe sparire», minacciato dalla concorrenza cinese e dalla scarsa protezione da parte dell’Europa".
Gozzi ritiene che l’IA possa essere uno strumento cruciale per conservare e trasmettere il sapere industriale italiano, oggi a rischio anche per il ricambio generazionale. "Il savoir faire della nostra manifattura è una risorsa immateriale" che deve essere salvaguardata e valorizzata attraverso l’innovazione.
Ma l’industriale chiavarese sottolinea i pericoli della perdita di controllo sul know-how aziendale trasferito all’IA, come già avvenuto con il cloud: "Cerchiamo di non ripetere l’errore con le applicazioni dell’IA". Secondo Gozzi, è necessario "lavorare su modelli proprietari e di sicurezza delle conoscenze passate all’IA", per evitare che competenze strategiche finiscano "magari a Shanghai", minacciando l’intero sistema produttivo.
In conclusione, per Gozzi, il tema non è solo industriale: "è un problema di sicurezza nazionale". Serve una visione strategica che protegga il patrimonio di conoscenze della manifattura italiana nell’era dell’intelligenza artificiale.