Cornigliano: 280 lavoratori saranno collocati in cassa integrazione, 70 saranno coinvolti in percorsi di formazione e 585 continueranno a operare nella fabbrica
L’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con il ministro Adolfo Urso, i rappresentanti dei lavoratori e le istituzioni locali non sembra aver dato gli esiti auspicati.
Il ministro Urso, durante l’incontro, ha chiarito che non è previsto alcun aumento della cassa integrazione per il gruppo, smentendo di fatto quanto era stato indicato in precedenza ai segretari nazionali. Nel corso del vertice ha anche fatto il punto sulla situazione relativa alla futura proprietà del gruppo: al momento ci sono due soggetti ufficialmente interessati, uno dei quali avrebbe manifestato la volontà di rilevare l’intero complesso industriale. A questi si aggiunge un terzo soggetto che ha presentato una manifestazione di interesse per la gara e la possibilità di un quarto soggetto pubblico italiano, che però dovrà formalizzare la propria posizione entro l’11 dicembre. I commissari hanno poi aggiornato i presenti sulla situazione occupazionale del sito di Genova, fornendo dati precisi: 280 lavoratori saranno collocati in cassa integrazione, 70 saranno coinvolti in percorsi di formazione e 585 continueranno a operare all’interno dello stabilimento.
Un quadro che non ha rassicurato i sindacati, già preoccupati per l’incertezza che avvolge il futuro dell’intero gruppo. Lunedì si svolgerà una nuova assemblea, per rafforzare la richiesta di un impegno diretto del presidente del Consiglio.
Fim Cisl - “Non siamo soddisfatti dell’incontro perché il governo non ferma l’idea del ciclo corto e questo è pericoloso per tutto il gruppo e il rischio concreto per lo stabilimento di Cornigliano.
Di fatto abbiamo ottenuto che non fermano la banda stagnata e questo é un dato positivo, ma fermare la zincatura non è accettabile perché il processo é di ulteriore riduzione produttiva ed è l’opposto di quello che serve per il mantenimento della siderurgia, che deve aumentare la produzione, rispondendo alla richiesta del mercato e alle esigenze dei clienti.
Per questo va convocato con urgenza il tavolo a palazzo Chigi con le Segreterie nazionali, perché il governo deve ritirare questo piano e dare continuità produttiva e prendersi la responsabilità del rilancio della siderurgia. Diciamo no a questo omicidio di Stato”, spiegano il segretario generale FIM Cisl Liguria Christian Venzano e Nicola Appice, RSU FIM Cisl Ex Ilva a Cornigliano.
Uilm - Antonio Apa, segretario Uilm Genova, dichiara: "Come UILM, valutiamo negativamente l'incontro di oggi in quanto "congela" la situazione che resta estremamente complicata. Riteniamo che al più presto si debbano far ripartire l'Altoforno 2 (AF2) e l'Altoforno 4 (AF4), per portare la produzione a 4 milioni di tonnellate e assicurare così una prospettiva di continuità operativa. Come UILM abbiamo espresso forte dissenso rispetto a quanto affermato dal Ministro, in quanto tali dichiarazioni non corrispondevano a quanto discusso in precedenza a Palazzo Chigi.Abbiamo messo in evidenza le contraddizioni del Ministro Urso, sottolineando che i tre Segretari Nazionali avevano già contestato che il Ministro non dispone di un "Piano B" concreto. Siamo meravigliati del fatto che il Ministro annunci l'esistenza di quattro interlocutori (interessati all'acquisizione), quando in 15 mesi la situazione non è stata sbloccata o l'azienda rilevata.
Come Uilm rigettiamo le affermazioni e le decisioni prese, ribadendo che la sede istituzionale per le discussioni cruciali resta Palazzo Chigi. “Incredibile” nel dettaglio su Genova il ministro non ha dato nessuna soluzione, anzi hanno peggiorato la situazione in quanto i commissari hanno affermato che lo zincato che era prodotto a Genova verrà prodotto a Novi Ligure questo si traduce a una diminuzione capacità produttiva e occupazionale del sito di Genova dove rimane solamente la banda stagnata".
Sindaca Salis - "Ennesima gara, ennesimo rinvio, ennesime incertezze. Il governo, attraverso il ministro Adolfo Urso, ha mostrato ancora una volta di non avere alcuna strategia per risolvere la crisi ex Ilva e continua a navigare a vista. A questo punto, è necessario che intervenga direttamente la presidenza del Consiglio per dare risposte concrete, garanzie pubbliche e tempi certi ai lavoratori e ai territori”. Così la sindaca di Genova, Silvia Salis, dopo il tavolo sull’ex Ilva oggi pomeriggio a Roma, al ministero dell’Imprese e del Made in Italy. “Oggi ci è stata illustrata una proposta solo sulla carta migliorativa rispetto a quella che dieci giorni fa aveva portato a far saltare il tavolo sindacale - prosegue la sindaca - Ma nella realtà sarebbe una soluzione del tutto transitoria e non applicabile. Verrebbe confermato il blocco della zincatura a Cornigliano e si prevederebbe un sovraimpiego sulla banda stagnata. Senza sapere per quanto e con che tipo di investimenti e di garanzie da parte dello Stato”. Salis aggiunge che “abbiamo chiesto chiaramente al ministro che cosa succederà se anche la nuova gara dovesse essere un nuovo fallimento. E non abbiamo ottenuto risposte convincenti. Ma questo non va bene: Genova ha bisogno di certezze e di garanzie. L’eventuale chiusura di Ilva a Cornigliano rappresenterebbe una bomba sociale per la nostra città. Il nostro stabilimento lavora per un terzo del suo potenziale, se non meno. Ci aspettiamo risposte a breve e a lungo termine”. La sindaca di Genova chiede, inoltre, “che cosa succederà se non ci saranno investitori privati? Che cosa succede a Genova, agli impianti del Nord, se a Taranto non riparte la produzione? Vogliamo che lo Stato ci dia la garanzia che, se i privati non faranno un’offerta soddisfacente, queste fabbriche non chiuderanno e questi lavoratori non resteranno a casa. È l’unica cosa che ci interessa, l’unica domanda che ci fanno lavoratrici e lavoratori”. Salis sottolinea che “abbiamo ribadito al ministro la necessità che il governo garantisca la produzione nell’immediato e che diventi il regista di una partecipazione pubblica alla gara per mantenere l’unitarietà del gruppo ex Ilva, per garantire la produzione, l’occupazione e i salari per i lavoratori. Non vorremmo che questo diventasse il governo che sancisce la fine della storia dell’ex Ilva”. In conclusione, rimarca la sindaca, “non abbiamo ricevuto impegni chiari. Aspettiamo ora le decisioni dei lavoratori, a cui ribadiamo che non faremo mancare il nostro sostegno”.
Lunedì si terrà una nuova assemblea di fronte ai cancelli dello stabilimento genovese. In quell’occasione si decideranno le prossime iniziative, ma il clima fa già pensare a un riavvio delle proteste interrotte solo pochi giorni fa.